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I prodotti di Garganuda - A. Fiorini Carbognin

L' Alfiere del Soave, il primo DOC da fermentazioni spontanee. Vini di grande trama espressiva da uve di collina su terreni vulcanici. Biodinamica e fermentazioni spontanee.

NazioneItalia
RegioneVeneto
Inizio Attività2014
DOCSoave
Ettari vitati0,2

Età delle vigne30-60 anni
Agricoltura praticataIn conversione biodinamica
VitigniGarganega
Produzione annua18.000 bottiglie


Fin da giovane Andrea Fiorini Carbognin ha coltivato una curiosità ed un interesse al vino ed in particolare ai vini della DOC Soave, a cominciare dalla Garganega prodotta dai nonni viticoltori, immancabile sulle tavole di famiglia.

Crescendo si appassiona sempre più, allargando i propri orizzonti enoici, assaggiando e scoprendo nuovi vini in bar ed enoteche, e acquisendo un bagaglio culturale fatto di ricordi, emozioni, esperienze. Negli anni Novanta arriva il colpo di fulmine per il Soave, di cui inizia a conoscere personalmente cantine, produttori, zone e metodi di vinificazione. Ma la semplice conoscenza non è abbastanza: Andrea è intenzionato a diventare parte integrante di questo mondo e di questa cultura così radicata in questo territorio a cui si sente intimamente legato.

Nei primi anni 2000 avverte che qualcosa sta cambiando: quel nerbo e quella verticalità che ritrovava nella Garganega di un tempo stava sempre più cedendo il passo a morbidezze dolci e fruttate, il Soave era sempre più omologato a gusti facili e ruffiani, orientati più a scimmiottare vitigni internazionali come Sauvignon o Chardonnay che a mantenere una propria identità territoriale.

Andrea si allontana quindi dal “suo” vino ed inizia un percorso di approfondimento sulle bollicine, studiando le principali realtà spumantistiche italiane ed interessandosi al Durello, fenomeno che stava iniziando a prendere piede.

Ed è proprio attraverso il Durello che Andrea incontra Stefano Menti, figura chiave per la sua formazione e con il quale svilupperà una fraterna amicizia. Negli anni successivi abbandonerà definitivamente il mondo del vino convenzionale, per poi giungere alla conclusione che l'unico modo per riappropriarsi di quel Soave che assaggiava da vasche e bottiglioni 30 prima fosse mettersi in gioco e provare a produrlo di persona, dimostrando che con volontà e fatica tutto è possibile.

Partendo da un minuscolo appezzamento concessogli dallo zio Adelino e con i suggerimenti ed il sostegno di Stefano Menti, nel 2014 svolge la sua prima vendemmia dopo un anno di lavoro interamente manuale e senza utilizzare diserbi o concimazioni, né tanto meno prodotti chimici.

Il vigneto, in cui sono presenti viti fino a 60 anni, è situato nella zona più orientale del disciplinare su terreno vulcanico basaltico, ed attualmente è in conversione biodinamica.

Qui è dove nasce la Garganuda, un sogno che si è avverato e che ha restituito un Soave elegante ed essenziale, libero da orpelli e omologazioni. Dallo stesso vigneto arriverà a breve il Capitel San Marco, un vino fermentato in temperatura non controllata con qualche giorno di macerazione in barrique esauste. L'avventura di Andrea è appena agli inizi ma già nuove idee gli mulinano in testa. Nel frattempo non ci resta che godere di questo Soave così lontano dagli schemi convenzionali, genuino come quello di un passato che appare sempre più lontano.


Luca Gardini descrive la storia di Andrea e del suo progetto così: "Se si cercassero conferme sul fatto che la perfezione, in ambito vitivinicolo, nasce dall’ossessione, bisognerebbe leggere e rileggere la storia di Andrea Fiorini Carbognin. Una passione familiare, la sua, che nasce attraverso i nonni viticoltori, ma che poi prende una forma ben precisa, che è quella di rendere all’uva Garganega, la base del Soave, la sua vera natura, negli ultimi anni a suo dire compromessa da letture troppo ammiccanti. Nasce così, nel 2014, con la collaborazione di Stefano Menti, il progetto Garganuda, che vede la luce in un minuscolo vigneto nella zona più orientale del disciplinare, da terreni vulcanici e con piante che arrivano fino ai 60 anni di età, attualmente in conversione biologica. Proibiti tassativamente i prodotti chimici di sintesi, un lavoro svolto quasi esclusivamente a mano, con fermentazioni spontanee in cantina. Ne nasce una lettura unica di Soave, che si discosta nettamente dai gusti codificati della denominazione per tornare all’idea stessa del vino."
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