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Il Territorio di Oslavia: Una Degustazione Alla Cieca

Il Territorio di Oslavia: Una Degustazione Alla Cieca

Premessa personale e ironica.

All’interno dell’ampio territorio del Collio, Oslavia è ormai da tempo riconosciuta come una sottodenominazione a sè.

Oslavia è geograficamente il punto dove i venti di Est e Nordest incontrano il Collio, garantendo ventilazione costante ed escursioni termiche.

Altra caratteristica esclusiva di Oslavia è la Marna argillosa che nel Collio è chiamata “Ponca” ed è maggiormente presente negli strati di alta collina dai 100 ai 250 metri sopra al livello del mare.

Le esposizioni di Oslavia sono principalmente due. Il versante a Est Nordest (Slatnik verso il Sabotino) esposto a Bora ed ai venti marini, che dà vini piu tesi e fini, e il versante a Ovest Sud Ovest che dà vini più grassi e ricchi.

Fino alla fine degli anni ’90, in questo territorio, si era compresa la potenzialità per produrre dei grandi vini, in primo luogo bianchi, ma si è seguito un modello internazionale (Borgogna) con vinificazioni in Bianco e uso di contenitori in legno piccolo (Barriques e Tonneau).

Un po’ alla volta si è compreso che l’acidità a piena maturazione delle uve non garantiva la longevità dei vini come per le uve francesi, soprattutto se si cercava di limitare l’uso della SO2.

Attraverso una ricerca sulle tradizioni, e grazie al coraggio di alcune figure che hanno segnato il successo di Oslavia – Josko Gravner e Stanko Radikon- , si è iniziato a estrarre i naturali conservanti del vino presenti sulla buccia nella forma di Tannini e Antociani, con la pratica oggi ormai nota della macerazione sulle bucce.

Stanko da subito ha inseguito il modello del “zero additivi” mentre Josko ha sviluppato delle tecniche di vinificazione che sempre prevedono l’utilizzo della SO2.

Una generazione di vignaioli molto attenti all’ambiente e all’integrità del frutto sono stati influenzati da questi precursori ed han dato vito ad un movimento di vinificazione che ancor oggi viene considerato come il punto di partenza dell’esperienza dei vini naturali in Italia. Tra questi Paraschos.

Un sera abbiamo giocato ad esplorare la traccia territoriale di Oslavia in una degustazione alla cieca.

La Castellada Pinot Grigio 2011 – Vino più ampio e caldo tra gli assaggi, forse il meno teso, espressione di una estrema ricerca di maturità in pianta.

Paraschos Not 2011 – Una settimana sulle bucce, due anni di botte grande, No SO2 – Colore rivelatore, frutto integro. Vino un po’ spiazzante rispetto al corredo aromatico dell’azienda, in modo particolare per le note di fumo che da una chiacchierata con Alexis sono espressione del terziario della Ponca e non del legno.

Radikon Pinot Grigio 2010 – Sensazioni mature, lungo, acidità volatile. Tra i vini macerati sicuramente il vino senza compromessi. Stile ossidativo, annata fredda.

Paraschos Ribolla 2012 – 10 giorni macerazione in tino e 3 anni sui lieviti in botte da 15 Hl.  Varietale, tipico, tannino ancora vivo in bocca, vino sicuramente in fase ascendente, sensazioni legnose, muschio, fungo, foglia bagnata, corteccia. Annata calda.

Paraschos Not 2003 – Vinificato in Bianco, pressatura diretta e fermentato e affinato in Tonneau per un anno, NO SO2 – La sorpresa della serata, ci ha letteralmente mandati allo sbaraglio. Ricordava le sensazioni resinose e pietrose dei vini di Werlitsch, ma in alcuni momenti poteva far pensare a uno Chardonnay vinificato senza solforosa come fanno alcuni produttori dello Jura o ad un Sauvignon (il pensiero torna in Stiria). L’unica cosa che abbiamo azzeccato era che si trattava di un vitigno internazionale. Altro aspetto spiazzante, l’età. Sembrava un vino compiuto e trattandosi di un bianco si poteva immaginare di 5-7 anni, invece ne aveva 16!

Radikon Oslavje 2001 – Il Primo vino del Collio senza SO2 messo in commercio. Tipico blend di Oslavia, Pinot Grigio, Chardonnay e Sauvignon. Frutta tropicale, pesca e albicocca, note balsamiche e sensazioni di raggiunta maturità. Espressione del primo stile di vinificazione naturale della famiglia.

La Castellada Chardonnay 1994 Magnum Vinificato in Bianco, barrique – Sale in bottiglia, vino evoluto, legno e grasso, maturo, comunicava un grande suolo.

Radikon Sauvignon 1992 Vinificato in Bianco – rivelatore dello stile anni 90 del territorio e dell’Azienda, barrique. “cotto”.

Radikon Ribolla Gialla 2003 – Macerazione lunga, maturazione portata al massimo, annata caldissima, volatile controllata, intensità e pressione vitale. Vino più di stile che varietale, dove la macerazione è la firma del produttore. Più vino di Radikon che di territorio.

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By |2020-01-20T12:02:49+01:00gennaio 8th, 2020|Terroir|0 Commenti

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